a r t e s t u d i o
r e g i o n e l a z i o
O F F I C I N A D I T E A T R O S O C I A L E
P O R T R O Y A L 2008
un progetto a cura di Riccardo v. della pietra
a seguire il programma si Port Royal 2009
AZIENDA USL RMB
UOC Dipartimento di Salute Mentale – III Area Territoriale
CENTRO SOCIALE ANZIANI VIII Municipio
Università di Roma LA SAPIENZA Facoltà di Psicologia2
LUNEDI 30 GIUGNO ore 18.00
TEATRO DI TORRE SPACCATA
OTELLO
da Shakespeare
Regia
BENEDETTA MONTINI
Aiuto regia ALBA BARTOLI, CAMILLA BERTINI, GIUSI NAZZARRO
Musiche ROCCO CUCOVAZ
Scene, luci FERDINANDO AMMORE
Foto di scena MARIO DAVID
I MDT Dipartimento di Salute Mentale ASL RMA
COMUNITA’ TERAPEUTICA TARSIA
MARTEDI 1 LUGLIO ore 20.00
TEATRO FURIO CAMILLO
AMLETO
da Shakespeare
Regia
MARIA SANDRELLI
Aiuto regia DANIELE CAPPELLI
Musiche ROCCO CUCOVAZ
Scene, luci, scene FERDINANDO AMMORE
Foto di scena DANIELE CAPPELLI
ASL VITERBO neuropsichiatria infantile
ETABETA
MERCOLEDI 29 OTTOBRE ORE 20.30 e GIOVEDI 4 DICEMBRE
TEATRO SAN MARTINO
ODISSEA
Regia
MARIA SANDRELLI
Aiuto regia ANGELA SILI, FRANCESCO BLASI
Musiche ROCCO CUCOVAZ
Scene, luci, FERDINANDO AMMORE
MINISTERO DI GIUSTIZIA
CASA CIRCONDARIALE DI REGINA COELI
MERCOLEDI 26 NOVEMBRE ore 16.00
IL CASTELLO DI MACBETH
da Shakespeare
Regia
MARIA SANDRELLI
Aiuto regia ALBA BARTOLI, FRANCESCO BLASI,
Videomaker CELESTE TALIANI
Musiche ROCCO CUCOVAZ
Scene, luci FERDINANDO AMMORE
Foto di scena PIETRO FREDDI
Coordinamento grafica e immagine FRANCESCA SANDRINI
CENTRO ARIME di MONTECOMPATRI
DOMENICA 30 NOVEMBRE, ore 18.00
SALA TEATRO CENTRO ARIME, MONTECOMPATRI, RM
SOGNO
da SHAKESPEARE
Regia
BENEDETTA MONTINI
Aiuto regia ALBA BARTOLI, CAMILLA BERTINI, SELMA ABDESSEMED
Scene, luci, Musiche BENEDETTA MONTINI
Foto di scena DANIELE CAPPELLI
I MDT DSM ASL RMA
Direttore
Rosa Maria SCALISE
COMUNITA’ TERAPEUTICA PIAZZA URBANIA
DSM I A.T. ASL ROMA B
Direttore
Josè Mannu
Psicologo dirigente
Fiore Bello
AZIENDA U.S.L. RM/A
DSM U.O.C. IV
CENTRO DIURNO PASQUARIELLO
Direttore
Fabio Massimo Candidi
VENERDI 19 DICEMBRE ore 20.00
TEATRO PALLADIUM
MAC BETH
Tre azioni teatrali da Shakespeare
Regia
MARIA SANDRELLI
DANIELE CAPPELLI
RICCARDO DELLA PIETRA
Aiuto regia FRANCESCO BLASI, NOEMI PAPARO, LAURA DOMINIANNI, LUISA CANGANELLA,
GIUSI NAZZARRO
Musiche originali e colonna sonora ROCCO CUCOVAZ
Luci FERDINANDO AMMORE
Scene FRANCESCO SANDRELLI
Videomaker CELESTE TALIANI
Foto di scena PIETRO FREDDI
Coordinamento grafica e immagine FRANCESCA SANDRINI
presenta il progetto
L’Assessore alla Cultura, Spettacolo e Sport della Regione Lazio
GIULIA RODANO
Con
Azione1
Benedetta Brasca
Bruna Cariotti
Cristiano Bozzella
Damiano Stacchiotti
Enrico Puglisi
Irene Ferrucci
Maria Giovanna Izzo
Stefano Casentini
Azione2
Marco Barsotti
Claudia Camuffo
Stana Nikolic
Carmine De Felice
Roberto Marinelli
Sergio Pantini
Francesco Blasi
Azione3
Paolo Alfieri
Fabrizio Bianchini
Emilio Cieri
Marco Fieni
Lorenzo Finazzi-Agrò
Arturo Goglia
Annalisa Morrone
Daniela Nilo
Maurizio Santarelli
Cristina Santinelli
Gabriella Tufano
Luisa Manganella
Maria Sandrelli
introduzione
Adele Gentile
foto e riprese
Guido Casaltoli, Vittorio Di Vetta, Stefano Martinez
copione teatrale
Chiara Barbato, Annalisa Morrone, Daniela Nilo, Maria Giovanna Ventura
MAC BETH E IL TEATRO MEDICINA
Il titolo è un cartello scespiriano, scritto proprio con un buco nel mezzo. Quella spaziatura del nome MAC BETH annuncia il tema dello spettacolo che è quello dei buchi, dei vuoti, degli spazi fra una cosa e l’altra. Il teatro – non lo spettacolo – si forma sui buchi. Il teatro parla, racconta dei buchi fra una parola e l’altra, fra un’azione e l’altra; fra la scrittura e la parola, ad esempio.
Avviene in questo caso un rovesciamento. Le parole farfugliate dai non attori eppoi campionate, le brevi azioni ripetute e stabilite, diventano i pieni, il piano d’appoggio del racconto. I buchi, i vuoti significativi, devono invece essere rintracciati con un lavoro di spettatore partecipante nelle pause, negli smarrimenti, nelle dimenticanze allegre o drammatiche. L’ accadere giunge nelle incertezze autentiche, dove l’ essere umano – al riparo del teatro – vive la propria eroica inadeguatezza e con grazia naturale e stupore gioca con l’esistenza.
MAC BETH diventa allora una sospensione dell’ economia, un rifiuto dell’ allestimento economico della realtà, una sospensione della concertazione del quotidiano, un coltello da re per scavare fra le immagini usurate, fra le parole mandate inutilmente a memoria, una lama regina per lacerare lo spazio chiuso del consueto in tanti frammenti di vuoto che lasciano a vista e scoperto il Teatro, dove il Teatro è più vita. Si tratta di un teatro senza significati e senza rimandi, senza origine: teatro come azione d’arte in sé. Il teatro e la nuda vita, la nuda vita colta sul fatto di esistere, la vita mentre si rivela.
La prova racconta di alcune persone che accompagnate in un percorso artistico e trovandosi in una situazione di eccezione – la malattia, in questo caso – lontane dai gesti abituali – voci, posizioni, comportamenti – rivelano in questo lavorìo una propria grazia e rimandano direttamente a quella condizione umana comune a tutti noi di non essere pronti, ma inesatti, e dunque, in qualche modo, autentici. Nel gioco del teatro medicina che oscilla e precede la vita, queste persone sono in grado di condurci – con qualche rischio che ci protegge e che ci cura – verso una situazione autentica dell’esistenza.
Il lavoro sul MAC BETH infine è costruito secondo due indicazioni musicali, jazzistiche potremmo dire.
Una prima riguarda la ripetizione. Ognuno dei tre gruppi ripropone in pratica la stessa scena. Ma proprio nelle leggere modifiche si mostra allo spettatore la piega, lo scarto sostanziale eppure invisibile, l’accesso al racconto. La seconda indicazione riguarda la preparazione del sopravvento della sorpresa; ovvero sistemare la scena, le azioni, quello che è dato insomma, in modo da favorire – attraverso una tensione armonica artistica – qualcosa non è dato ma che si dà, qualcosa che accade adesso, e sopraggiunge davvero.
TEATRO E OFFICINA
Bisognerà introdurre rapidamente la questione che il Teatro da sempre, a oriente come a occidente, non appartiene alle forme di intrattenimento ma si presenta come un organismo culturale che promuove e organizza relazioni.
Un Teatro che oggi può essere inteso come pratica di conoscenza dei problemi relativi alla mondializzazione – fra cui il passaggio delle genti – e ai mutamenti di senso all’interno di una comunità locale e globale allo stesso tempo.
Un Teatro che attraverso l’esperienza creativa da sempre, per l’Uomo, rappresenta la necessità e l’occasione di mettere in figura, in un sistema di comprensione, gli accadimenti dell’esistenza.
Un Teatro certo colto nel suo farsi e non al monento del prodotto finale.
La performance è stata spesso utilizzata nell’esame della realtà. Considerata la persistenza della questione performativa nella vita degli uomini, considerata proprio la varietà e i diversi strati che la compongono, la performance si presta ad essere utilizzata come lente di osservazione del sociale.
In particolare il carattere performativo del sociale indica la necessità performativa – o la necessità dell’ arte, direbbe la Heller – degli Uomini.
Con questo progetto si vuole mettere in prova l’idea che il corpo teatrale può funzionare nel nostro tempo come strumento di indagine e cura.
Il corpo dell’attore si fa perfomer ovvero si mette all’interno della situazione e col suo corpo, sul suo corpo inscrive i dati della ricerca. Il corpo come strumento di indagine, il corpo come scena.
Come il Teatro supera la realtà e può eccedere.
Da tempo il teatro, il teatro autentico, il teatro di ricerca di Grotoski, Carmelo Bene, Tanguy, Salmon, per fare qualche nome, si è completamente allontanato dalla quotidianità.
La persona che si pettina allo specchio fa un gesto quotidiano ma significativamente nullo. L’attore che interpreta Macbeth che si guarda allo specchio prima della battaglia finale, fa un gesto doppio: si guarda allo specchio e intanto ricapitola la sua vita sciagurata e lo spettatore è chiamato a interpretate a legare questo doppio significato.
Ogni performance teatrale dunque interroga la vita e aggiunge vita, non la esplica semplicemente, non la riflette, la società il teatro, ma la produce.
Il teatro è doppio, ricerca una autenticità espressiva opponendosi alla recitazione dei ruoli della vita quotidiana, partecipa ad un processo di conoscenza e non di illustrazione.
Il teatro diventa fatto sociale contrapponendosi alla società come arte autonoma.
Il teatro può infrangere il reale e contribuire a definire il virtuale, cioè il possibile.
Osservare le figure sociali e utilizzarle nel proprio processo creativo purchè queste si facciano forma artistica tenendo conto che il teatro – che convoca attore e spettatore - si rivela nelle infrazioni, nelle eccezioni che fanno da finestra d’accesso alla comprensione dei fenomeni.
Il teatro considera l’altro nel gioco della possibilità. E nell’imitazione, nella ripetizione nella rubricazione della scena, si forma ogni volta uno scarto, una differenza che è il segno dell’originalità della situazione. Il teatro può andare a mettersi in ascolto della comunità, può captare il ritmo biologico dello spettatore-osservatore- partecipante mettendo a disposizione il suo corpo di attore-osservatore-partecipante.
Il teatro – hic et nunc – è più vivo della vita. Il teatro ha cessato da tempo di utilizzare figure del quoditiano, in una società ormai che trae i suoi esempi più dell’immagine che del consumo e non è il teatro finzione, ma al contrario è la ricerca crudele dell’ autentico.
L’esecuzione scenica diventa consente la contingenza, la momentanea sospensione dell’impossibile – ad esempio la differenza religiosa fra gruppi – che però non si cancella.
Ecco dunque che una equipe teatrale si introduce, si immerge, si mischia nella situazione o nel gruppo in questione, ponendola come situazione teatrale autentica, cioè figurando un incontro fra attori e attori, fra attori e spettatori in un tempo-luogo preciso, quella linea d’orizzonte che contestualizza, che rende singola e singolare quell’esperienza comune.
Il teatro è in questo caso inteso come un gesto culturale che da una parte può condurre direttamente alla realizzazione di singole imprese creative comuni. E dall’ altra, può accompagnare in sensi iniziative strutturali e sovra-strutturali di genere architettonico, medico, sociologico, alimentare, energetico, educativo, etc. poichè il teatro ha sempre fatto questo: dall’epoca dei riti fino ai greci, e ancora nel novecento, il teatro è sempre stato un modo per interrogare e capire il presente. Un passaggio liminale necessario, un campo protetto dove operare distacchi e ravvicinamenti rispetto ai nuovi saperi, alle nuove esigenze dell’ esistenza.
Il teatro infatti per sua natura accetta l’imperfetto, la prova, la variazione. Il teatro gioca proprio fra detto e non detto, fra esatto e non esatto, fra tradizione e rinnovamento senza pericolo di errore, anzi, legando i due opposti in una tensione (attenzione) continua come in un percorso avventuroso: le planktai petrai di Ulisse.
Il teatro può accompagnare in una comunità l’uso della scienza, della comunicazione, della tecnologia e della tecnica in genere. Il teatro può intendere alla maniera teatrale la cooperazione come relazione con l’altro nello spazio-tempo dell’ attore-spettatore, e accompagnare il valore delle attività di accoglienza.
E in una azione comune, rispetto al rapporto lineare meccanicistico, il teatro può favorire una relazione olistica utile all’ affermarsi del concetto e delle pratiche di buona accoglienza.
L’ azione teatrale appare dunque come dato riepilogativo della estrema necessità del dialogo profondo e della cooperazione fra i popoli.
Molto più semplicemente il teatro predispone, attraverso l’esperienza ludica ed educativa della scena, predispone il (fi)darsi del pubblico verso gli attori e viceversa, ovvero il dare sé dell’uno verso l’altro.
L’azione teatrale può segnare allora un campo protetto in cui il singolo e la comunità possono disporsi – in uno spazio-tempo delimitato dalla finzione – a partecipare – fisicamente e/o emotivamente – ad una azione di conoscenza.
Come, quando e perché nascono le azioni di relazione? Cosa si intende realizzare con le azioni di relazioni e perché? Da dove l’uomo individua questa necessità?
L’uomo nasce dipendendo dagli altri. E’ la sua caratteristica vitale.
Già nella gravidanza il benessere fisico e mentale del bambino è influenzato dallo stato mentale della madre. In questo tempo della globalizzazione è necessario comprendere che tutti dipendiamo dagli altri. La nostra buona salute – mentale, economica, psicologica – dipende dalla buona salute degli altri, ad esempio lo sfruttamento delle risorse proprie di ogni paese deve ormai necessariamente tenere conto delle risorse degli altri. Non dobbiamo solo aiutare gli altri, un altro distante da noi o altro rispetto a noi, ma educare noi tutti ad un senso di responsabilità universale poiché l’azione di accoglienza riguarda chi la riceve ma soprattutto chi la fa.
Port Royal 2008
direzione artistica
RICCARDO DELLA PIETRA
direzione organizzativa
ALBA MARIA UNGARO BARTOLI
direzione tecnica
DANIELE CAPPELLI
REGIONE LAZIO ASSESSORATO ALLA CULTURA, SPETTACOLO, SPORT
MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI
MINISTERO DELLA GIUSTIZIA CASA CIRCONDARIALE DI REGINA COELI
AZIENDA ASL RMA DSM UOC IV CENTRO DIURNO PASQUARIELLO
DSM I AT ASL ROMAB COMUNITA’ SAN BASILIO
I MDT DSM ASL RMA COMUNITA’ TARSIA
CENTRO ANZIANI TORRE SPACCATA
UOC DSM ROMAB TORRE SPACCATA
ARTESTUDIO
KING KONG STUDIOS
MUSES
NAFTA HOTEL
LA SCIMMIA INAPPUNTABILE
CENTRO ARIME
LA COMPAGNIA DEL MEDITERRANEO
CANE PEZZATO
LINUXCLUB
ROMAEUROPAFESTIVAL
UNIVERSITA DI ROMA LA SAPIENZA PSICOLOGIA2
UNIVERSITA ROMATRE
ArteStudio
Associazione Culturale
Rampa Antonio Ceriani, 10
00165 Roma
Direzione Organizzativa e Produzione Esecutiva
Alba Maria Ungaro Bartoli
Direzione Artistica
Riccardo Della Pietra
Direzione tecnica
Daniele Cappelli
Realizzazione Attività
Ferdinando Ammore
Maria Sandrelli
Gianni Martucci
Luna Caprese
Ufficio Stampa
Felix
Coordinamento progetti di cooperazione
Elena Dojmini
Documentazione fotografica
Max Bienati Francesco Galli Pietro Freddi
Documentazione Video
Celeste Taliani Paolo Contursi
Grafica e immagine
Francesca Sandrini
Tel e fax +39 06 3974 2463
Cell 338 12 40 457
a r t e s t u d i o
r e g i o n e l a z i o
O F F I C I N A D I T E A T R O S O C I A L E
P O R T R O Y A L 2009
un progetto a cura di riccardo v. della pietra
ASL VITERBO neuropsichiatria infantile con ETABETA
VENERDI 17 e SABATO 18 APRILE ORE 20.30
TEATRO UNIONE VITERBO
ORLANDO FURIOSO
Regia
MARIA SANDRELLI
Aiuto regia ANGELA SILI, FRANCESCO BLASI
Musiche ROCCO CUCOVAZ
Scene FRANCESCO SANDRELLI
CANE PEZZATO
Per OFFICINA DI TEATRO SOCIALE
MARTEDI 17 e MERCOLEDI 18 MARZO
SALA TEATRO TOTALE A CORVIALE
ESERCIZI PER GLI ATTORI
Con APO ZUVERIC ABOU JAGGER ARTIOM PUPESCO ROMINA HAZOVIC
AZIENDA USL RMB UOC
Dipartimento di Salute Mentale – III Area Territoriale
E
CENTRO SOCIALE ANZIANI VIII Municipio
GIOVEDI 4 GIUGNO ore 18.00
TEATRO DI TORRE SPACCATA
PROLOGO IN MARE
da Shakespeare
Regia
BENEDETTA MONTINI
Aiuto regia GIUSI NAZZARRO
I MDT DSM ASL RMA
Direttore Rosa Maria SCALISE
COMUNITA’ TERAPEUTICA PIAZZA URBANIA
DSM I A.T. ASL ROMA B
Direttore Josè Mannu Psicologo dirigente Fiore Bello
Azienda U.S.L. RM/A
DSM U.O.C. IV
CENTRO DIURNO PASQUARIELLO
Direttore Fabio Massimo Candidi
VENERDI 11 GIUGNO ore 20.00
TEATRO PALLADIUM
ORLANDO FURIOSO
Tre azioni teatrali da Ludovico Ariosto
Regia
ALBA BARTOLI
DANIELE CAPPELLI
MARIA SANDRELLI
Coordinamento progetto RICCARDO DELLA PIETRA
Aiuto regia LUISA CANGANELLA, YLENIA SINA, FRANCESCO BLASI, NOEMI PAPARO, LAURA DOMINJANNI,
Musiche originali e colonna sonora ROCCO CUCOVAZ
Luci PAOLO MEGLIO Scene FRANCESCO SANDRELLI Videomaker CELESTE TALIANI
Coordinamento grafica e immagine FRANCESCA SANDRINI
presenta il progetto L’Assessore alla Cultura, Spettacolo e Sport della Regione Lazio GIULIA RODANO
azione1
PAOLO ALFIERI FABRIZIO BIANCHINI EMILIO CIERI MARCO FIENI LORENZO FINAZZI-AGRÒ
ARTURO GOGLIA ANNALISA MORRONE DANIELA NILO MAURIZIO SANTARELLI
CRISTINA SANTINELLI GABRIELLA TUFANO LUISA GANGANELLA MARIA SANDRELLI
FOTO E RIPRESE
GUIDO CASALTOLI, VITTORIO DI VETTA, STEFANO MARTINEZ
COPIONE TEATRALE
CHIARA BARBATO, ANNALISA MORRONE, DANIELA NILO, MARIA GIOVANNA VENTURA
azione2
ENRICO PUGLIESI BRUNA CARIOTI MARIA GIOVANNA IZZO DAMIANO STACCHIOTTI
CRISTIANO BOZZELLA BENEDETTA BRASCA ROMINA POSTORINO
SIMONE TONON LOREDANA FRASCA ALESSANDRA CARDI SARA TEKESTE
IRENE FERRUCCI FRANCESCO BLASI
Azione3
CARMINE DE FELICE CLAUDIA CAMUFFO FERRUCCIO RABBINI STANA NIKOLIC
MARCO BARSOTTI ROBERTO MARINELLI SERGIO PANTINI STEFANO ROCCHETTI LAURA DOMINIJANNI
NOEMI PAPARO ALBA BARTOLI
MINISTERO DI GIUSTIZIA
REBIBBIA NUOVO COMPLESSO SEZIONE G8
TEATRO DI REBIBBIA
MERCOLEDI 26 NOVEMBRE ore 16.00
CLEOPATRA / LEZIONE SU SHAKESPEARE
A cura di
RICCARDO DELLA PIETRA
DANIELE CAPPELLI
Videomaker CELESTE TALIANI
Musiche ROCCO CUCOVAZ
Scene, luci FERDINANDO AMMORE
Foto di scena PIETRO FREDDI
Coordinamento grafica e immagine FRANCESCA SANDRINI
MINISTERO DI GIUSTIZIA
CASA CIRCONDARIALE DI REGINA COELI
SALA TEATRO REGINA COELI
MERCOLEDI 15 LUGLIO ore 16.00
ORLANDO FURIOSO / LEZIONE SUL TEATRO ITALIANO DEL ‘500
A cura
MARIA SANDRELLI e ALBA BARTOLI
CANE PEZZATO
PER OFFICINA DI TEATRO SOCIALE
STAGE TEATRALE
1/ 20 agosto
SALA TEATRO TOTALE A CORVIALE
ESERCIZI PER GLI ATTORI
A cura di RICCARDO DELLA PIETRA
ORLANDO FURIOSO E IL TEATRO MEDICINA
ORLANDO come sistema di sistemi, dove ognuno condiziona gli altri e ne è condizionato.
Le parole fuori posto segnano il campo inedito del gioco e della relazione.
Costruire – proporre – costruire in scena una molteplicità di soggetti, di voci, di sguardi, sul mondo, secondo quel modello polifonico caro a Bachtin o secondo il molteplice di Deleuze.
Una rete dei possibili secondo gli impossibili.
Ogni vita è una enciclopedia, una biblioteca, un inventario di oggetti, un campionario di stili che può essere continuamente rimescolato. Ogni volta si finisce addosso al muro al muro eppoi si riparte.
ORLANDO fabbrica del mondo, libro liquido, aereo, profondamente leggero, ingannevole, svagato, divagante, vagolante, eppoi ironico, e folle e saggio.
Al posto della regolarità e della sistemazione, l’ORLANDO propone di riconoscere e tematizzare la crisi, l’irregolarità. Comprendere le fatiche iniziatiche e conoscitive di un viaggio, la risalita verso il caos delle situazioni originarie. Provare ad ascoltare la fatica di stare al mondo.
Utilizzare il classico come accumulatore di tempo-realtà. Decisivo per noi l’aspetto fonetico dell’ ORLANDO da cui siamo partiti per tutte le relazioni possibili.
La paura della macchina, del cannone, di tutto ciò che esatto e economico, violento.
Un poema che dietro la poderosa sistemazione poetica racconta i bagliori sotterranei, le dolorose percezioni della tragicità dell’ esistenza umana. Spettacolo che non comincia e non finisce dunque. Niente spettacolo, non c’è da ridere e nemmeno da applaudire. La vita coincide con l’arte, o almeno la vita coincide con il racconto scenico, non c’è resto, non c’è finzione.
Nel faticoso lavorìo teatrale per evitare ogni tipo di spettacolo o spettacolarizzazione, ci siamo fatti aiutare dagli attori copiando le interruzioni. In una tensione forte fra moto centripeto e moto centrifugo che diventa gioco di gruppo.
Il tema della follia pure è importante, e si annuncia nel tempo con precedenti prima dell’ ORLANDO: DE TRIUMPHO STULTITIAE (1524) e l’OSPEDALE DEI PAZZI INCURABILI (1586). Ma la follia diventa legatura coi temi della vita. La vita separata dalla follia e la vita separata dalla vita. La vita intrecciata con la follia. E dove la legatura diventa sofferenza e malattia. Uno spazio pieno zeppo non di cose ma di elementi da combinare.
Teatrosenza spettacolo, temporaneo e senza vantaggio, senza messaggio e senza scontrino, senza sfruttamento. Teatro senza utile, riferito a pochi e per necessità, senza profitto. Teatro della vicinanza, diffuso per contagio di casa in casa, di strada in strada, di bocca in bocca, per relazione e per conoscenza, per condivisione. Teatro senza senso se non quello del teatro e dell’ azione teatrale immediata e provvisoria, manchevole e in movimento. Teatro minore che sparisce e che finisce in un bel nulla. Teatro del deserto. Teatro a vista nel suo farsi e non al momento del prodotto finale. Teatro che interroga la vita e aggiunge vita, non la esplica semplicemente. Teatro medicina che si occupa della salus del cittadino. Teatro che non riflette la società, ma che la produce. Teatro doppio, che ricerca una autenticità espressiva opponendosi alla recitazione dei ruoli della vita quotidiana, partecipando ad un processo di conoscenza e non di illustrazione. Teatro che infrange il reale per contribuire a definire il virtuale, cioè il possibile. Teatro che non domanda cosa significa ma semmai cosa accade. Teatro come crudele ricerca dell’ autentico. Teatro senza buona economia, del disordine. Teatro che non coincide e che non risolve. Teatro che deborda e che s’avvicina.
officina di teatro sociale
P O R T R O Y A L 2 0 0 9
9 laboratori teatrali, 1 mostra fotografica, 1 video, 1 stage
direzione artistica
RICCARDO DELLA PIETRA
direzione organizzativa
ALBA MARIA UNGARO BARTOLI
direzione tecnica
DANIELE CAPPELLI
coordinamento attività
MARIA SANDRELLI
assistenti al progetto
YLENIA SINA, YOKO HAKIKO, FERDINANDO AMMORE
Ufficio stampa
Y/S
Documentazione fotografica
MAX BIENATI FRANCESCO GALLI PIETRO FREDDI ENZO MANICCIA
Documentazione Video
CELESTE TALIANI PAOLO CONTURSI
Grafica e immagine
FRANCESCA SANDRINI
R E G I O N E L A Z I O ASSESSORATO ALLA CULTURA, SPETTACOLO, SPORT
con
MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITA’ CULTURALI
MINISTERO DELLA GIUSTIZIA CASA CIRCONDARIALE DI REGINA COELI
MINISTERO DELLA GIUSTIZIA NC REBIBBIA G8
AZIENDA ASL RMA DSM UOC IV CENTRO DIURNO PASQUARIELLO
DSM I AT ASL ROMAB COMUNITA’ SAN BASILIO
I MDT DSM ASL RMA COMUNITA’ TARSIA
CENTRO ANZIANI TORRE SPACCATA
UOC DSM ROMAB TORRE SPACCATA
ARTESTUDIO
KING KONG STUDIOS
MUSES
NAFTA HOTEL
LA SCIMMIA INAPPUNTABILE
LA COMPAGNIA DEL MEDITERRANEO
IL CANE PEZZATO
LIBERAROMA
LINUXCLUB
ROMAEUROPAFESTIVAL
UNIVERSITA DI ROMA LA SAPIENZA PSICOLOGIA2
UNIVERSITA ROMATRE
ArteStudio
Associazione Culturale
Rampa Antonio Ceriani, 10
00165 Roma
Tel e fax +39 06 3974 2463
Cell 338 12 40 457